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Sleep Tourism: cosa significa e cosa può comportare per il settore hospitality?

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Cari e care WuBookers, “chi dorme non piglia pesci” dice il proverbio, ma chi non dorme prenota alloggi, aggiungiamo noi. Proprio così, perché nell’ultimo anno si è andata affermando una tendenza piuttosto curiosa e interessante: lo sleep tourism.
Si tratta infatti di nuovo tipo di turismo che coinvolge una precisa, e sempre più estesa, fetta di viaggiatori: vediamo di cosa si tratta nel dettaglio e quali possibilità offre ad albergatori e host.      

In cosa consiste lo sleep tourism

La definizione potrebbe far sorridere: lo sleep tourism infatti altro non è che il “turismo del sonno” e ha come obiettivo il dormire, possibilmente anche molto bene. È stato dimostrato infatti che il sonno è una componente essenziale del nostro benessere psicofisico e, al contrario, una sua alterazione o mancanza può portare a disturbi di vario genere.

Una consapevolezza che è cresciuta nell’era del Covid-19. Una ricerca pubblicata dal Journal of Clinical Sleep Medicine nel 2021 ha infatti dimostrato che il 40% dei 2.500 adulti coinvolti nello studio aveva riscontrato problemi al sonno durante la pandemia.
Il riposo di qualità è diventato dunque un proposito per i viaggiatori d’oggi al pari di attrazioni e avventure e, per alcuni, costituisce il motivo principale per spostarsi da casa.  

Offrire un’esperienza di relax che soddisfa e incoraggia questa richiesta può essere dunque una carta vincente nel panorama attuale.

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Cosa offrire ai turisti del sonno: idee da mettere in pratica

Stress, ritmi frenetici, dispositivi e schermi ovunque, stimoli costanti: sono tante le cause di insonnia o difficoltà nel dormire. Condizioni molto comuni che spingono le persone a cercare soluzioni di diverso tipo: si spiegano anche così fenomeni come gli sleep influencer (persone pagate per testare materassi di tutto il mondo, compresi quelli degli hotel, e offrire consigli in materia) e gli sleep streamer (ingaggiati dalle loro community per filmarsi mentre dormono).

Ma quali sono le pratiche che una struttura ricettiva potrebbe adottare per attrarre i vacanzieri in cerca di una pausa rigenerante? Ecco qualche spunto preso da chi, in Italia e all’estero, sta già cavalcando la novità.

Modificare la struttura, in tutto o in parte

Per assicurare un buon riposo è necessario che l’alloggio sia silenzioso e dotato di tutti i comfort necessari. Sono diverse le realtà che propongono stanze insonorizzate o vere e proprie suite isolate, meglio ancora se immerse nella natura incontaminata (cosa non facile in città, ma molto più semplice nel caso di glamping e resort).

Anche l’arredamento deve essere all’altezza di un pisolino a cinque stelle, con letti e cuscini di alta gamma e la possibilità per gli ospiti di decidere la biancheria in cui preferiscono addormentarsi, in lino o in cotone.
Per evitare distrazioni, in alcuni casi è stata eliminata persino la TV.

Offrire servizi ed esperienze che inducono il sonno

turismo del sonno glamping

Non solo l’ambiente, ma anche le attività offerte possono essere progettate per favorire il sonno. Un esempio? Studiare menù privi di alimenti o sostanze eccitanti, offrire infusi e bevande rilassanti o veri e propri momenti di relax.
Oltre ai classici massaggi, è possibile abbinare infatti anche sedute di ipnoterapia o di aromaterapia: materassi ad acqua, impacchi caldi e luci soffuse faranno il resto.

Non è detto inoltre che ci si debba appisolare sempre e solo nella propria stanza o su un letto tradizionale, c’è chi apprezza soluzioni alternative come un’amaca nel verde a contatto con i suoni e gli odori della natura per un “power nap” di tutto rispetto.  

Coinvolgere esperti e personale qualificato

Un’altra soluzione particolarmente apprezzata è quella di includere all’interno dello staff dell’albergo anche degli esperti di medicina del sonno, i cosiddetti Sleep Concierge. Dotando la struttura dell’attrezzatura giusta (come dispositivi e indumenti studiati per rilevare il comportamento notturno), è possibile infatti costruire un trattamento di rieducazione del sonno specifico per ogni cliente.
Migliorare la qualità del sonno potrebbe richiedere qualche giorno, a tutto vantaggio dell’ospite e della struttura.    

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Vantaggi dello sleep tourism per le strutture ricettive

A ben guardare i benefici per chi decide di assecondare i cultori dello sleep tourism non sono pochi. Oltre a garantire un fattore di distinzione e aggiornamento rispetto alla concorrenza, il turismo del sonno permette di creare pacchetti vacanza ad hoc vantaggiosi in termini di relazioni e introiti.

Costruendo uno o più percorsi di equilibrio del sonno, anche in collaborazione con centri benessere e professionisti, di due o più notti potrai infatti arricchire la tua offerta e provare ad aumentare la durata di pernottamento medio. E saranno di più anche le occasioni di upselling e cross selling.Tutte operazioni piuttosto semplici da gestire se si dispone di un buon PMS per hotel. Ad esempio Zak, il gestionale per strutture ricettive di WuBook, consente di impostare e modificare tariffe standard, derivate e condizioni di vendita (compresa la durata minima e massima), e di attribuire agli ospiti costi aggiuntivi o trattamenti speciali anche durante il soggiorno.  

Così, oltre a offrire una vacanza letteralmente da sogno ai tuoi clienti, potrai semplificare l’operatività della struttura e dormire a tua volta sonni tranquilli!